Metto il potere in poltrona

Le migliori sedute sono solo su misura, come un bel vestito il segreto: un taccuino anche nel pigiama per catturare le idee.

Vittorio Pappalardo è figlio d’arte e il suo mestiere è mettere letteralmente in poltrona i presidenti. Tra i suoi clienti ci sono, infatti, uomini di stato, politici, imprenditori, banchieri, manager, amministratori pubblici, funzionari e grand commis. In tanti anni di lavoro Pappalardo ha già messo a sedere comodamente centinaia di personaggi illustri su poltrone fatte su misura come un vestito di sartoria: Giorgio Napolitano, Emma Marcegaglia, il cardinale Crescenzio Sepe, Letizia Moratti, Giancarlo Elia Valori, Augusto Minzolini, Michele Placido.
«Stare seduti per ore a una scrivania è un lavoro faticoso per il corpo umano e la poltrona sulla quale la persona passa molta parte della sua vita professionale è uno strumento di lavoro che deve essere personalizzato per aiutare chi lo deve usare a svolgere al meglio, nelle migliori condizioni di comfort e benessere, la sua attività», dice l’artigiano napoletano che nel 2003 ha inventato questo tipo di produzione su misura che lo ha reso famoso in Italia e in Europa. Dopo aver frequentato la Scuola Svizzera di Napoli è entrato nell’impresa di famiglia che commerciava e distribuiva mobili imbottiti. Poi, conseguito un master in direzione aziendale a Milano nel 1977, ha fondato la sua azienda, la Vip, dando inizio alla produzione di poltrone.
«La poltrona è un oggetto affascinante», afferma, «trasformare un insieme di legno, metallo, imbottitura, tessuto o pelle e legarlo alla personalità del cliente rappresenta sempre una sfida». La produzione iniziale di Pappalardo era tradizionale, ma ben presto Vittorio capì che bisognava personalizzare al massimo la poltrona e cominciò a costruire su questa idea una nuova nicchia di mercato.
«Dieci anni fa l’ingresso delle imprese cinesi nel settore dei mobili imbottiti mi convinse a dedicarmi totalmente alle poltrone viste come oggetti unici, esclusivi e numerati, fatti su misura per i singoli clienti», ricorda. Ogni poltrona si produce così in base all’attività quotidiana di chi la userà e alle caratteristiche dell’ambiente di lavoro. «Proponiamo un corpo macchina che il cliente proverà, proprio come un vestito: più alta, più bassa, più larga. Dopo la comodità si passa alla personalizzazione in base all’ambiente nel quale si deve inserire: nell’ufficio direzionale, nella sala riunioni, nel salotto di casa o in uno studio operativo». Complessivamente tra poltrone sartoriali ed esclusive e altre prodotte in miniserie, ma sempre personalizzate per funzione, Pappalardo produce circa 700 pezzi l’anno.
La poltrona realizzata per Emma Marcegaglia per esempio è rivestita di tessuto Schubert a disegni optical bianco e nero, con due grandi tasche laterali, braccioli impreziositi di pietre Swarowsky e sullo schienale il porta borsetta. Quelle per le autorità che per lavoro devono portare un’arma, hanno anche a disposizione un alloggiamento ove riporla. «La maggiore attenzione va alla postura del cliente», sottolinea, «Ho fatto, insomma, dei paletti imposti dalla medicina del lavoro altrettante leve di marketing per i miei prodotti, i cui componenti sono rigorosamente made in Italy, a cominciare dal meccanismo per sollevare le poltrone, che è quello utilizzato dalla Ferrari per i portelloni delle rosse di Maranello». La grande passione di Pappalardo è la creatività, che lo spinge a lavorare anche 18 ore al giorno senza sentirsi stanco. «Porto sempre con me un taccuino, anche nel taschino del pigiama, casomai mi venisse un’idea». Quando stacca davvero, coltiva un hobby particolare: colleziona penne stilografiche d’epoca. Preferisce scrivere a mano le sue comunicazioni personali. «Mi fa orrore l’idea di usare un sms per fare le condoglianze, come invece ormai molti fanno». La tecnologia gli piace, ma per velocizzare le consegne delle sue poltrone o comunicare l’azienda e i suoi prodotti. «Ho un telefonino ovviamente, un Nokia dei più semplici in commercio». Lo sport lo ha praticato da giovane: «Dai 14 ai 34 anni, Judo e Aikido anche a livello agonistico, ma non ho mai fatto gare particolari, praticavo arti marziali per divertimento». Per quanto riguarda lo stile, veste in modo classico in total look Ferragamo e cravatte in maglina. La lettura del momento sono i libri di Stefano Lorenzetto. «Ho letto con grande piacere Vita morte e miracoli e Si ringrazia per le amorevoli cure prestate. Per lavoro leggo i libri di Franco Angeli dedicati al marketing aziendale».
Sposato da 20 anni, Pappalardo ha una figlia adolescente. Ama la buona tavola, classica napoletana. «Io sono un pastaiolo ma stravedo per i piatti semplici della tradizione, come lo scarpariello, sughetto napoletano al pomodoro, un intingolo povero preferito dagli scarpari, i calzolai». Meglio se accompagnato da grandi vini campani, «come il Greco di Tufo». Il suo sogno? «Continuare a lavorare in una dimensione umana. Magari in una Napoli più vivibile».
Vittorio Pappalardo è figlio d’arte e il suo mestiere è mettere letteralmente in poltrona i presidenti. Tra i suoi clienti ci sono, infatti, uomini di stato, politici, imprenditori, banchieri, manager, amministratori pubblici, funzionari e grand commis. In tanti anni di lavoro Pappalardo ha già messo a sedere comodamente centinaia di personaggi illustri su poltrone fatte su misura come un vestito di sartoria: Giorgio Napolitano, Emma Marcegaglia, il cardinale Crescenzio Sepe, Letizia Moratti, Giancarlo Elia Valori, Augusto Minzolini, Michele Placido. «Stare seduti per ore a una scrivania è un lavoro faticoso per il corpo umano e la poltrona sulla quale la persona passa molta parte della sua vita professionale è uno strumento di lavoro che deve essere personalizzato per aiutare chi lo deve usare a svolgere al meglio, nelle migliori condizioni di comfort e benessere, la sua attività», dice l’artigiano napoletano che nel 2003 ha inventato questo tipo di produzione su misura che lo ha reso famoso in Italia e in Europa. Dopo aver frequentato la Scuola Svizzera di Napoli è entrato nell’impresa di famiglia che commerciava e distribuiva mobili imbottiti. Poi, conseguito un master in direzione aziendale a Milano nel 1977, ha fondato la sua azienda, la Vip, dando inizio alla produzione di poltrone.«La poltrona è un oggetto affascinante», afferma, «trasformare un insieme di legno, metallo, imbottitura, tessuto o pelle e legarlo alla personalità del cliente rappresenta sempre una sfida». La produzione iniziale di Pappalardo era tradizionale, ma ben presto Vittorio capì che bisognava personalizzare al massimo la poltrona e cominciò a costruire su questa idea una nuova nicchia di mercato.«Dieci anni fa l’ingresso delle imprese cinesi nel settore dei mobili imbottiti mi convinse a dedicarmi totalmente alle poltrone viste come oggetti unici, esclusivi e numerati, fatti su misura per i singoli clienti», ricorda. Ogni poltrona si produce così in base all’attività quotidiana di chi la userà e alle caratteristiche dell’ambiente di lavoro. «Proponiamo un corpo macchina che il cliente proverà, proprio come un vestito: più alta, più bassa, più larga. Dopo la comodità si passa alla personalizzazione in base all’ambiente nel quale si deve inserire: nell’ufficio direzionale, nella sala riunioni, nel salotto di casa o in uno studio operativo». Complessivamente tra poltrone sartoriali ed esclusive e altre prodotte in miniserie, ma sempre personalizzate per funzione, Pappalardo produce circa 700 pezzi l’anno. La poltrona realizzata per Emma Marcegaglia per esempio è rivestita di tessuto Schubert a disegni optical bianco e nero, con due grandi tasche laterali, braccioli impreziositi di pietre Swarowsky e sullo schienale il porta borsetta. Quelle per le autorità che per lavoro devono portare un’arma, hanno anche a disposizione un alloggiamento ove riporla. «La maggiore attenzione va alla postura del cliente», sottolinea, «Ho fatto, insomma, dei paletti imposti dalla medicina del lavoro altrettante leve di marketing per i miei prodotti, i cui componenti sono rigorosamente made in Italy, a cominciare dal meccanismo per sollevare le poltrone, che è quello utilizzato dalla Ferrari per i portelloni delle rosse di Maranello». La grande passione di Pappalardo è la creatività, che lo spinge a lavorare anche 18 ore al giorno senza sentirsi stanco. «Porto sempre con me un taccuino, anche nel taschino del pigiama, casomai mi venisse un’idea». Quando stacca davvero, coltiva un hobby particolare: colleziona penne stilografiche d’epoca. Preferisce scrivere a mano le sue comunicazioni personali. «Mi fa orrore l’idea di usare un sms per fare le condoglianze, come invece ormai molti fanno». La tecnologia gli piace, ma per velocizzare le consegne delle sue poltrone o comunicare l’azienda e i suoi prodotti. «Ho un telefonino ovviamente, un Nokia dei più semplici in commercio». Lo sport lo ha praticato da giovane: «Dai 14 ai 34 anni, Judo e Aikido anche a livello agonistico, ma non ho mai fatto gare particolari, praticavo arti marziali per divertimento». Per quanto riguarda lo stile, veste in modo classico in total look Ferragamo e cravatte in maglina. La lettura del momento sono i libri di Stefano Lorenzetto. «Ho letto con grande piacere Vita morte e miracoli e Si ringrazia per le amorevoli cure prestate. Per lavoro leggo i libri di Franco Angeli dedicati al marketing aziendale».Sposato da 20 anni, Pappalardo ha una figlia adolescente. Ama la buona tavola, classica napoletana. «Io sono un pastaiolo ma stravedo per i piatti semplici della tradizione, come lo scarpariello, sughetto napoletano al pomodoro, un intingolo povero preferito dagli scarpari, i calzolai». Meglio se accompagnato da grandi vini campani, «come il Greco di Tufo». Il suo sogno? «Continuare a lavorare in una dimensione umana. Magari in una Napoli più vivibile».

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